Tema: Una casa esclusiva
Canto iniziale: Dentro l’anima
2 Sam 7,1-7
Il re, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all’intorno, disse al profeta Natan: «Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l’arca di Dio sta sotto i teli di una tenda». Natan rispose al re: «Va’, fa’ quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te». Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: Così dice il Signore: “Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io infatti non ho abitato in una casa da quando ho fatto salire Israele dall’Egitto fino ad oggi; sono andato vagando sotto una tenda, in un padiglione. Durante tutto il tempo in cui ho camminato insieme con tutti gli Israeliti, ho forse mai detto ad alcuno dei giudici d'Israele, a cui avevo comandato di pascere il mio popolo Israele: Perché non mi avete edificato una casa di cedro?”.
Commento
Il capitolo 7 del II libro di Samuele è caratterizzato da una struttura dialogica ed è preceduto dalle vicissitudini attraversate dall’arca della alleanza, per la quale ora Davide vuole costruire un tempio. Natan compare all’improvviso nella narrazione: di lui non si sa nulla ed entra in scena solo con la parola, che lo distingue pertanto come profeta.
La domanda che Dio rivolge a Natan è legittima, perché dietro al desiderio di Davide si coglie un’ambiguità, che consiste nel rendere Israele come gli altri popoli che hanno una reggia e un tempio. In questo modo però si rischia di perdere lo specifico del popolo di Israele che sta nella relazione con Dio.
Tutta la storia dell’arca e le parole rivolte a Natan dimostrano che Dio abita nei luoghi che vuole, che non fa differenze e che non può essere circoscritto in un tempio.
Si può incontrare Dio se lo si cerca, riconoscendo le sue tracce nella storia e nella verità delle relazioni, non in uno spazio circoscritto, che impedisce l’incontro. Solo camminando, uscendo dai recinti che danno sicurezze e certezze, si può incontrare Dio. Dio non vuole una casa fissa anche perché Davide ha delle mani eccessivamente prensili: gli uomini che si accaparrano affetti e persone e che cercano sempre buoni affari non rientrano tra i gusti di Dio, che peraltro non vuole appartenere alla famiglia reale. In questo senso anche con noi fa così, rifiutando tutte le offerte che gli facciamo per limitarlo.
Quando la nostra casa diventa un luogo stretto in cui ci allontaniamo dagli altri, Dio la apre e rompe le nostre sicurezze, in modo che la nostra casa diventi abitabile per molti e luogo di relazioni di amore paterno e filiale.
Una casa così, libera dalle paure, in cui l’amore filiale riconosce la fedeltà del padre, dura nel tempo.
Il tempio, costruito in seguito da Salmone, conteneva un legame forte con il mondo, non era costruito contro qualcuno e non era dunque escludente, ma esclusivo. Ciononostante, Dio continuerà ad abitare con tutti gli uomini.